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La natura dei legami affettivi


tentazione bouguerau
“Dalla culla alla tomba, sosteneva Bowlby, la salute mentale di un individuo è strettamente legata alle relazioni con figure di attaccamento che offrono sostegno emozionale e protezione fisica: è chiaro che non solo i bambini piccoli, ma gli esseri umani di tutte le età sono al colmo della felicità e possono adoperare le loro doti nel modo più fruttuoso quando hanno la fiducia di avere alle spalle una o più persone fidate che verranno loro in aiuto qualora insorga qualche difficoltà. La persona fidata costituisce una base sicura da cui il compagno può partire per operare (Bowlby 1973, p. 445)”.

La teoria dell’attaccamento ci aiuta a capire la base dei nostri legami affettivi, la modalità relazionale di attaccamento è significativo per comprendere i legami intimi tra gli adolescenti e le  successive relazioni affettive negli adulti. In questa prima parte andremo a presentare cos’è un legame affettivo e come si forma.

Durante tutta la vita l’individuo costruisce una gamma di importanti e differenti legami affettivi che non sempre implicano attaccamento;

L’attaccamento nei confronti di una persona avviene quando:

  1. Un legame affettivo è persistente, non transitorio.
  2. Un legame affettivo coinvolge una persona specifica, una figura che non è intercambiabile con nessun altro. Questo legame riflette l’attrazione che un individuo ha per un altro individuo (per esempio, la tristezza associata con la perdita di un amico intimo non è ridotta dal fatto che uno abbia altri amici intimi).
  1. La relazione è emozionalmente significativa
  2. L’individuo desidera mantenere la vicinanza o il contatto con la persona (varia a seconda dell’età)
  3. L’individuo si sente angosciato per una separazione
  4. L’individuo cerca sicurezza e conforto con la persona (Ainsworth, 1989)

E’ la ricerca della sicurezza la caratteristica che definisce il tipo di attaccamento.

Un attaccamento può essere sicuro se l’individuo ottiene sicurezza, conforto e rassicurazione.

Un attaccamento può essere insicuro se non  ottiene tutto questo ma l’attaccamento si forma comunque ma è in qualche modo dis-regolato, ansioso,  o addirittura disorganizzato e coinvolge dinamiche intrapsichiche e interpersonali.

Il criterio basato sulla rassicurazione è fondamentale e determinante al fine di creare un attaccamento sano genitore/figlio. I bambini cercano sicurezza quando sono in difficoltà e la  presenza di un genitore attento alla richiesta del bambino permette di instaurare un legame di attaccamento sicuro. Il verificarsi di un rovesciamento per esempio dei ruoli, che porta un genitore a  ottenere sicurezza da un bambino non solo indica quasi sempre una patologia del genitore ma mette a rischio la formazione di una patologia nel bambino.

Ma vediamo più nel dettaglio:

I bambini non hanno le capacità cognitive di definire la “qualità” di ciò che fornisce emotivamente un dato ambiente (ad esempio se l’ambiente sia sicuro, confortevole ecc. e di altre cose o se al contrario può essere definito pericoloso o povero di risorse emotive). Essi però sono in grado di sentire  se i caregiver (le persone di riferimento con funzioni di cura) riservono loro quella sensibilità, quella capacità di risposta e quell’attenzione che le loro necessità biologiche richiedono, a lungo andare in ogni caso per uno stato di sopravvivenza si trutturano degli attaccamenti.
Tutti i bambini imparano a relazionarsi e a regolarsi emotivamente attraverso le esperienze di vita e di relazione. La teoria dell’attaccamento di Bowlby (1969/1982, 1973, 1980) ha accordato un ruolo centrale alle relazioni interpersonali supportive.

I teorici dell’attaccamento hanno osservato i diversi modi in cui la regolazione delle emozioni è usata per mantenere la relazione con la figura di attaccamento; hanno notato che le differenze individuali rispetto l’attaccamento hanno a che fare con il modo in cui, all’interno della relazione, le emozioni hanno ricevuto una risposta, sono state condivise e regolate (Cassidy e Berlin 1994) dagli adulti.
La ricerca dimostra sempre più quanto sia importante la regolazione emotiva all’interno della relazione e come tali configurazioni relazionali favoriscono attaccamenti sicuri o insicuri con le figure di riferimento, figure necessarie al fine di fronteggiare le situazioni incombenti e i cambiamenti che si hanno nel corso dello sviluppo psicologico.
Ma cosa significa regolarsi emotivamente con l’altro?
Significa che in caso di richiesta di bisogni fisiologici, di pericolo, di stress, di paura si attivano meccanismi emotivi che per essere mantenuti in una condizione omeostatica e di equilibrio necessitano di regolazione emotiva da parte dell’adulto. I bambini non hanno ancora gli strumenti per regolare le proprie emozioni, richiedono tendenzialmente vicinanza, conforto e protezione; cosi che, quando sperimentano emozioni quali sofferenza, rabbia, paura si rivolgono ai loro caregiver per avere assistenza emotiva.
Gli studi empirici dimostrano che soddisfacendo in maniera coerente e costante i bisogni dei bambini, non si condannano a una perpetua dipendenza, ma si offre un trampolino di lancio alla  fiducia in se stessi infondendogli un senso di efficacia rispetto l’ambiente esplorativo. Similmente, essere costantemente curato, nutrito ed accudito con empatia (che non significa accontentarlo in tutto ma capire di cosa ha necessità per la sua crescita) non porta ad un bambino viziato, indulgente verso se stesso, ma piuttosto ad un bambino che impara a rispettare i suoi bisogni e probabilmente ad un adulto maturo capace di rispettare anche quelli degli altri.

Ciò significa che i bambini che hanno genitori responsivi ai loro bisogni, imparano a capire quando una persona ha bisogno dell’altro e risponde offrendo supporto; quando una persona è emozionalmente ipereccitata l’altra conforta e rassicura è umanamente empatico e maturo.
Questa esperienza quindi permette loro di decentrarsi e maturare in una modalità più fiduciosa e sicura il loro essere nel mondo e stabilire relazioni tendenzialmente sane rispetto ai bambini cresciuti in ambienti problematici e deprivati di risposte empatiche verso i propri bisogni.
Le esperienze di relazione a loro volta danno indicazioni affidabili sulle caratteristiche dell’ambiente presente e probabilmente futuro (Belsky et al. 1991, Chisholm,1996).

Nel corso della storia evolutiva, se i caregiver erano in grado di dedicare il tempo, le risorse e le energie necessarie a soddisfare le esigenze dei figli, allora l’ambiente era probabilmente sicuro e riccho di risorse emotive. Una minore sensibilità, reattività e disponibilità dei caregiver era invece indice che l’ambiente era più difficile e meno ospitale.
Quindi l’esperienza relazionale con l’adulto innesca un meccanismo predittivo della risposta di quest’ultimo e struttura nel bambino e nel futuro adulto modelli interni sicuri o poco sicuri. Se un bambino ha una relazione in cui si struttura un attaccamento insicuro, poichè l’attaccamento avviene per sopravvivenza anche nei confronti di figure che non sono state confortanti, questo tipo di modalità verrà tendenzialmente ricercata anche nella vita adulta, poichè c’è un modello operativo interno dominante che regola le leggi interne delle relazioni. L’adulto sensibile, presente e con “facile accessibilità” e disponibilità nei confronti del bambino fornirà esperienze funzionali e tendenti a trasmettere un senso di fiducia e di efficacia in termini di sicurezza emotiva e capacità esplorativa nel mondo circostante.
Nella letteratura sull’attaccamento, il termine “sicuro” è utilizzato per descrivere la convinzione e l’aspettativa emotiva di un individuo, indipendentemente dall’età, che una figura protettiva e supportiva sia accessibile e disponibile in caso di bisogno.

Le ricerche empiriche dimostrano che l’attaccamento insicuro ansioso e disorganizzante facilita il rischio per una patologia futura e per relazioni disturbate. Non tutti i bambini con attaccamento insicuro sviluppano una patologia ma sono più a rischio di chi ha vissuto legami di attaccamento più sicuri (che non è inevitabilmente indice  garanzia di salute mentale) ma ci risulta che questi bambini hanno maggiori possibilità di svilupparsi in modo sano e di ricercare relazioni sane meno problematiche.
La ricerca ha dimostrato che i bambini con storie sicure sono più resistenti allo stress ( Pianta, Sroufe 1990) e ripristinano con più facilità un buon funzionamento dopo un periodo in cui il comportamento è stato più problematico rispetto i bambini coinvolti in storie d’attaccamento ansioso. Quindi la capacità di regolazione emotiva e supportiva del caregiver è fondamentale sin dalla nascita dei piccoli, struttura modelli interni di attaccamento sicuro o insicuro che si ripresentano in maniera predittiva anche nelle future relazioni una volta adulti che saranno più o meno sane o più o meno malsane.

ATTACCAMENTI MULTIPLI
Poiché ci possono essere attaccamenti multipli, l’attaccamento si determina secondo delle gerarchie; c’è una “monotropia” per designare questa forte tendenza dei bambini a preferire una particolare figura di attaccamento per ottenere conforto e sicurezza rispetto ad altre. In assenza della madre o del padre per esempio i dati di ricerca mostrano che la maggior parte dei bambini cercano conforto e sicurezza da altre figure preferenziali di attaccamento (Ainsworth 1967 et al.).
La preferenza è probabilmente determinata dai seguenti fattori:
1- Quanto tempo il bambino trascorre con ciascuna figura di accudimento;
2- La qualità delle cure che ognuna di queste figure offre;
3- L’investimento emozionale sul bambino di ognuna di esse;
4- I segnali sociali

I fattori che determinano la preferenzialità (Colin, 1996) sono collegabili alla possibilità di sopravvivenza del piccolo, cioè la preferenza cade su chi contribuisce ad assicurare che un bambino non venga trascurato. La figura del caregiver e la capacità di comprendere e rispondere ai suoi bisogni di crescita è fondamentale al fine di agevolare uno sviluppo psichico sano e sicuro.
A cura di Marialba Albisinni

Bowlby, (1972) Attaccamento e perdita, Vol. 1: Attaccamento alla madre. Bollati boringhieri

Bowlby J (1972) Attamento e perdita, Vol.2: La separazione dalla madre. Bollati Boringhieri

Bowlby J. (1983) Costruzione e rottura dei legami affettivi. Cortina Milano

Bowlby J. (1983) Attaccamento e perdita Vol. 3 La perdita della madre. Bollati Boringhieri, Torino

Bowlby J. (1988) Una base sicura. Bollati Boringhieri Torino

Jude Cassidy e Phillip Shaver (2010) Manuale dell’attaccamento – Fioriti,

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Disturbi Depressivi


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Edvard Munch, Melancolia, 1894-1895

Non dimenticare mai che c’è una soggettività per ogni persona

Lo scopo è informare, dare indicazione ed intervenire quanto più possibile sulla prevenzione prima che il problema si cronicizzi.

La valutazione può essere fatta solo tramite colloqui clinici o test diagnostici da parte dello psicologo.

I DISTURBI DEPRESSIVI:
La caratteristica comune dei disturbi depressivi è la presenza di umore triste, senso di vuoto  e umore irritabile, accompagnato da modificazioni somatiche e cognitive che incidono in modo significativo sulla capacità di funzionamento dell’individuo.

I disturbi depressivi (DSM-5) includono:

  • Il disturbo da dis-regolazione dell’umore dirompente: la caratteristica principale è una grave e persistente irritabilità, scoppi di collera che avvengono in risposte a frustrazioni.
  • Il disturbo depressivo maggiore: i sintomi sono presenti quasi tutti i giorni, spesso la faticabilità e l’insonnia rappresentano il sintomo di manifestazione, perdita di interesse e piacere in quasi tutte le attività, diminuzione di energia, sensi di colpa e di autovalutazione che possono includere valutazioni negative irrealistiche del proprio valore; compromissione in ambito sociale e lavorativo.
  • Il disturbo depressivo persistente (distimia): la caratteristica principale riguarda l’umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi tutti i giorni, come riferito dall’individuo o osservato da altri per almeno due anni. Questo disturbo rappresenta l’unione del disturbo depressivo maggiore cronico e del disturbo depressivo persistente. L’esordio precoce può avvenire anche prima dei 21 anni è associato a una probabilità e comorbilità con altri disturbi di personalità. Scarso appetito, scarsa energia, scarsa autostima, difficoltà di concentrazione e difficoltà a prendere decisioni, sentimenti di disperazione, insonnia sono i sintomi principali. Ci possono essere delle variazioni.
  • Il disturbo disforico premestruale
  • Il disturbo depressivo indotto da sostanze /farmaci
  • Il disturbo depressivo dovuto a un’altra condizione medica
  • Il disturbo depressivo con altra specificazione e il disturbo depressivo senza specificazione

Il lutto può indurre una grande sofferenza ma non indica tipicamente un episodio di disturbo depressivo maggiore.

 Non dimenticare mai che c’è una soggettività per ogni persona

http://www.psicoterapiaeconsulenza.com di Marialba Albisinni

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Inside Out: Riconoscere le emozioni


insidePrendo spunto da questo film di animazione per riflettere e parlare di un tema che mi sta particolarmente a cuore: la “prevenzione per i disturbi di personalità” soprattutto in giovane età, poiché non si è strutturati abbastanza, poiché si è in crescita, poiché meccanismi difensivi, come per esempio la “negazione” di un problema inducono anche noi adulti a non affrontarlo.
La personalità dei nostri ragazzi si delinea senza sosta, ma anche la nostra, e siamo richiamati continuamente ad essere responsabili della loro crescita, per chi è genitore sa quanto è faticoso.
Il nuovo cartone della Disney “Inside Out” ti trasporta all’interno di un grande agglomerato emotivo, insito nella nostra natura umana, nel nostro mondo interno: le emozioni e la necessità di riconoscerle a noi stessi, ma come si vedrà non è affatto semplice. Lo stato interno si manifesta in ogni caso in modalità differente.
Il film narra di una bambina, Riley che trascorre la sua infanzia in maniera felice, la gioia prevale e la bimba vive serenamente con la sua famiglia; le relazioni sociali, quali l’amicizia e il senso di agency ed esplorativo è funzionante, si concretizza nel piacere di uno sport come l’hockey , sembra procedere tutto in armonia.
Inside OutAd ognuno di noi, tristemente accade qualcosa durante l’arco della nostra esistenza, facciamo tutti i conti col passaggio dell’età e con gli eventi non previsti ed è fortunato chi ha qualcuno che “comprende” al suo fianco.
Riley deve affrontare un trasferimento a un’altra città, ha tante aspettative, è inizialmente entusiasta, ha 11 anni, un’età già di per sé complicata ma non necessariamente triste. Lontana dallo stile di vita che conduceva nel Minnesota, la ragazzina si ritrova a San Francisco e sarà molto delusa dalle aspettative immaginate. Le amicizie, la mancanza di stimoli più consoni alla sua persona, la mancanza di appartenenza e di riferimenti più familiari,  la inducono gradualmente ad avvertire uno stato di malessere, il disagio è troppo grande che si anestetizza, non avverte più emozioni, entra in uno stato pericoloso di anedonia, fino a destrutturarsi, smarrendo addirittura i bei ricordi. Il peggio di tutto, è che lo vive in piena solitudine, gli adulti non comprendono ciò che le sta accadendo poiché troppo occupati a gestire le loro di emozioni. Sola, cerca una escamotage per risolvere questa “triste situazione” e la ritrova nella fuga.
Il punto è che la sua tristezza non viene riconosciuta da chi la circonda, è assente la funzione di sostegno comprensivo dell’adulto: da una parte l’”indifferenza” del padre, dall’altra la “negazione” della madre, ma essere genitori è difficile; essendo lei immatura sia emotivamente che cognitivamente è impossibilitata a riconoscerla e ad affrontare in maniera funzionale tale cambiamento.
La parte finale ci fa capire quanto è importante riconoscere il malessere, anche quando si è tendenzialmente gioiosi. Siamo portati a ricercare il piacere, la gioia ostenta ed è un ingrediente indispensabile  per vivere ma quando è necessario deve lasciare spazio ad altre emozioni che fanno parte di noi. La tristezza non piace a nessuno ma come si vedrà nella parte finale il suo “riconoscimento” darà sollievo, poiché è stata compresa la situazione nebulosa che sovrastava “l’incomprensione” di ciò che accadeva nel suo mondo emotivo. I genitori divengono empatici e si sintonizzano sinceramente con lo stato emotivo di disagio di Riley. La vita può procedere poiché ci si organizza diversamente, si cresce, si integra quell’esperienza, che gioia e tristezza ci sono entrambe, è la vita; si evitano blocchi e si prevengono, soprattutto per i nostri ragazzi, permettetemi di dirlo, patologie importanti come i disturbi depressivi e depersonalizzazioni che rischiano di cronicizzarsi e permanere durante l’arco della loro vita. Il cartone avrebbe avuto forse un altro finale se cosi non fosse stato… Ma ovviamente è sempre tutto più complesso di ciò che abbiamo visto e di ciò che ho sinteticamente spiegato, c’è una “soggettività” che non va trascurata. L’animazione di questo film rende molto l’dea di ciò che accade emotivamente quando ci si smarrisce ma nel film ci solleva solo alla fine.

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Marialba Albisinni

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Psicoterapia: Le neuroscienze a sostegno della efficacia della psicoterapia psicoanalitica contemporanea


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Le neuroscienze dimostrano che il cervello adulto mantiene una sua plasticità e che questa plasticità, specialmente del cervello destro dominante per l’autoregolazione, permette l’apprendimento emotivo che si accompagna a un’esperienza psicoterapeutica efficace.La psicoanalisi contemporanea studia ed indaga le relazioni affettive precoci e il loro sviluppo, le mutue regolazioni emotive, che si imparano a modulare all’interno dei legami affettivi. Numerose prove cliniche e sperimentali indicano che tutte le forme di psicopatologia condividono sintomi di disregolazione emotiva e che i meccanismi di difesa sono, in sostanza delle strategie di regolazione emotiva per evitare, minimizzare, o trasformare gli affetti troppo difficili da tollerare (Cole, Michel e Oo’dONNELL, 1994).Sono proprio questre strategie di regolazione affettiva e questi schemi patogenetici di mancanza di regolazione a dover essere riconosciuti e affrontati nell’ambito di transfert-controtransfert all’interno della terapia. La corteccia orbitofrontale destra è coinvolta con gli stati interni, somatici e motivazionali ed è responsabile della manifestazione degli stati emotivi e dei processi inconsci (Galin, 1974; WATT, 1990). Le rappresentazioni interattive sono conservate nell’emisfero destro che contiene un sistema rappresentazionale per la configurazione affettiva e che si rivela dominante per l’elaborazione delle informazioni emotive. L’assenza di regolazione o disregolazioni continue nella relazione bambino- caregiver (colui che si occupa del bambino) provoca disturbi emotivi e quindi riflette con un alta probabilità sui disturbi di personalità in età adulta. Le ricerche multidisciplinari sull’attaccamento, e le ricerche sull’infanzia intersoggettive rivelano come i fallimenti della regolazione del sè e delle interazioni con il caregiver siano alla base di tutte le psicopatologie che si formano nei primi periodi di vita. Le personalità bordeline per esempio hanno difficoltà a mantenere rappresentazioni stabili di sè e degli  altri; le personalità narcisistiche, per quanto esibiscano un maggior sviluppo, presentano attaccamenti insicuri e un deterioramento dell’autostima.La psicoterapia degli arresti evolutivi (Stolorow e Lachmann, 1980) è volta  alla mobilizzazione delle modalità fondamentali dello sviluppo (Emde, 1999) e il completamento dei processi di sviluppo interrotti (Gedo, 1979). Il coinvolgimento interpersonale che si crea nel lavoro della psicoterapia rappresenta un potente ambiente in cui il singolo Sè può oggettivamente sperimentare il bisogno di conoscere e il bisogno di sentirsi conosciuto in un contesto sicuro ed emotivamente responsivo. Secondo Shore e altri neuroscienziati ritengono che la psicoterapia psicoanalitica lavorando sulla relazione, sui processi consci ed inconsci del sè,  e la possibilità di sintonizzarsi con la mente di altre persone faciliti  la maturazione dei circuiti cerebrali che mediano la capacità di autoregolazione. La relazione terapeutica produce cambiamenti cerebrali in termini evolutivi in quanto oltre le elaborazioni, si ha un cambiamento in termini di crescita e sblocco poichè per l’appunto il cervello muta con essa solo la buona capacità terapeutica permette questa nuova e particolare esperienza.Lavorare per sviluppare la capacità dell’io osservante del paziente significa anche non rendere il paziente dipendente in modo passivo al di là del necessario, ma coinvolgerlo nella sua capacità responsiva di migliorarsi e di essere agente nella sua vita.

Riferimento bibliografico-La regolazione degli affetti e la riparazione del sè di Allan Shore , 2003 Astrolabio A cura di Marialba Albisinni

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Identità 3- Il deragliamento dell’identità


madre figlioNella mia esperienza clinica ritrovo spesso persone tormentate dalla confusione di ciò che è sentito reale ed autentico e da ciò che invece è vissuto come non reale, un enorme groviglio per la propria esistenza.
Oramai la comprovata ricerca sul campo evolutivo psicoanalitico (Infant Research), ci indica come sia importante per la crescita dell’uomo l’aspetto affettivo e di come il senso reale del proprio sé si sviluppi grazie alla buona sintonizzazione agli stati affettivi e alla convalida degli stessi da parte di colui che si occupa del bambino. La sintonizzazione empatica faciliterà poi, lo sviluppo di un adulto maggiormente capace di stare in pieno contatto con se stesso, con i propri bisogni e con la propria soggettività, capace di dare parola e consapevolezza e rappresentazione ai propri stati emotivi, a negoziare meglio i propri conflitti, prevenendo cosi sofferenza e dissociazioni patologiche.
La sintonizzazione precoce empatica verso di noi, regola affettivamente gli stati emotivi consentendo così, lo sviluppo di un’identità più sana. La sensazione di non esistere, o di confondersi tra ciò che è reale e ciò che non lo è, indica che probabilmente l’identità non si è sviluppata secondo la naturale tendenza in termini di sensazioni, bisogni, ambizioni, ideali ma si è accomodata tendenzialmente alle esigenze dell’altro. Le probabili mal sintonizzazioni dell’adulto accudente o i cosiddetti traumi relazionali tendono ad ostacolare la crescita psicologica procurando così un deragliamento nello sviluppo soggettivo. Spesso ci si adatta troppo ai bisogni dell’altro, pur di mantenere il legame affettivo rinunciando così al personale sentito; la propria identità quindi, rischia di rimanere estranea a se stessa. Tali dinamiche si consolidano nella parte inconscia, che rimane sconosciuta e che viene esperita nell’esperienza relazionale causando un’intima sofferenza.
E’ un’area di base “l’affettività” che orienta tutta la nostra esperienza di vita.
La psicoanalisi intersoggettiva aiuta anche a trovare altre modalità di sviluppo per cui affettività e soggettività non sono necessariamente rinunciatarie l’una dell’altra; tale processo di sviluppo ha bisogno del giusto tempo per avviarsi e prendere la forma più consona alla propria identità e concedersi un’intersoggettività più sana.

Marialba Albisinni

 

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Il trauma distrugge il tempo


Edvard_Munch_-_Melancholy_(1894)“Vivere oltre il trauma è un diritto di chi lo ha subito”.

Cos’è il trauma affettivo ed emotivo?  Quanto questo dolore non elaborato tende fortemente ad influenzare negativamente le esperienze successive? Quanto è importante elaborare  e integrare nella propria organizzazione esperienziale ciò che invece vuole essere a tutti i costi dimenticato?

Il trauma psicologico è il risultato di un evento particolarmente stressante o di una serie di eventi a volte anche apparentemente non stressanti, ma capaci di agire nel tempo con effetto cumulativo (Fonte: SPI Società Psicoanalitica Italiana).

E’ un’esperienza di forte impatto emotivo, collegabile a esperienze altamente stressanti a livello psico-fisico, di affetti intollerabili che non hanno trovato una necessaria integrazione (Krystal, 1978) poichè troppo forti, poichè incompresi, non accolti nel loro dolore.

Esistono diversi tipi di trauma, dal maltrattamento, all’abuso, alla violenza e traumi precoci relazionali, lutti importanti, abbandoni, disconferme di sè, forti umiliazioni, ancor più traumaticc se provengono da persone significative poichè affettivamente importanti.Il dolore del trauma diviene quella  parte di sè indicibile, o in apparente riposo che struttura assetti psichici dissociati dalla coscienza, che invece continuano ad operare e sono evidenti nella sofferenza interiore e nel comportamento relazionale della persona. Quando non c’è a livello di coscienza lascia tracce indelebili anche nella vita adulta o comunque nel proseguo della vita. Dimenticato o depositato in una nicchia isolata del proprio sè,   agisce nelle vita emotiva, sovrasta altre parti del sè funzionali e diviene una sofferenza inspiegabile che invade l’organizzazione psichica personale e relazionale. 

La fase precoce del nostro sviluppo non si ricorda facilmente, ma a volte si ha una vaga idea della propria storia e da adulti può capitare che la vita prosegue con depressioni, a volte, nei casi più gravi la depersonalizzazione.

La psicoanalisi è la psicologia del profondo che si è occupata da sempre di come il trauma agisca con sofferenza anche a distanza di tempo. A parte la sofferenza, a volte un comportamento irrigidito, a volte la sintomatologia allerta che qualcosa non sta funzionando, l’inspiegabilità di sensazioni e comportamenti.

L’esistenza storica assume la sua importanza,  l’esperienza del trauma emozionale rimane in trappola nel proprio presente dal doloroso passato, e non sempre si ha tutto chiaro.

 Si verifica una retroazione del presente sul passato (Stolorow, 1980) e il trauma distrugge il tempo presente. La drammaticità di un avvenimento è legata al suo senso che spesso rimane isolato, sconosciuto ed inespresso dal resto della personalità ma al contempo interferisce sulle relazioni e sul proprio senso di solitudine. Il senso di identità e stabilità del proprio sé rimane fragile nelle difese disfunzionali, bloccando la  possibile continuità del proprio vivere.

Sappiamo che provare dolore in sé non è patologico, ma  tendenzialmente il trauma induce a  dissociare parti di sé importanti che esistono ma che trovano una collocazione in parti isolate, inconscie che però vengono agite, per esempio nelle relazioni definite malate ed instabili.  Quindi l’esperienza emozionale rimane bloccata e agita inconsciamente, a volte congelata in sintomi corporei senza nome, ed ecco qui che paranoie, ipocondrie, ossessioni, somatizzazioni, angoscie, depersonalizzazioni, e problematiche relazionali che prendono il sopravvento.

La vita scorre ma  il senso della propria continuità temporale si arresta nel passato e in molti casi si è ignari di tutto ciò.

L’uomo ha un costante bisogno di continuità riguardo la propria esistenza e il trauma interrompe questa fisiologica coerenza e linearità  della propria vita e si distanzia dalla possibilità di essere elaborato emotivamente e cognitivamente perché troppo doloroso; la persona che l’ha subito non riesce a rappresentarselo.

La psicoanalisi si occupa molto del trauma, dei suoi effetti e della cura. Nella psicoterapia psicoanalitica  il trauma, con i tempi del paziente e un lavoro di allenza e collaborazione terapeutica trova una  “possibilità narrativa e relazionale di comprensione” che a lungo andare, lavorandoci con continuità consente di interrompere l’automatismo di arresto evolutivo che è stato fuori dal controllo volontario. Non sempre è possibilile elaborarlo con la narrazione ma l’aspetto relazionale informa il terapeuta su come degli assetti emotivi si siano irrigiditi, il terapeuta esperto conosce la delicatezza e la cautela dell’agire terapeutico.

C’è una relazione che si costruisce e si lavora con responsabilità rispettando modi e tempi.

Stolorow considera l’ affetto come l’esperienza emozionale soggettiva che sin dalla nascita è regolato o dis-regolato all’interno di continuativi sistemi relazionali “sé -altro” e spesso la disconferma della propria realtà affettiva provoca in età adulta uno immane smarrimento che in terapia trova significato.  In psicoterapia si elaborano le difese, le dissociazioni, e le paure che minacciano e allertano   nuove ri-traumatizzazioni.

E’ importante contestualizzare situazioni che apparentemente sembrano estranei al trauma e che invece allertano delle paure per un nuovo trauma emotivo anche se  non è realistico. L’inconscio emotivo agisce ed interferisce sulle interazioni reali e concrete:

  • Il dolore affettivo viene  sequestrato  da una parte del proprio sé, che rimane fuori dalla propria auto-riflessività cristallizzandosi in  modalità disconosciute.
  • La persona traumatizzata si sensibilizza acutamente  ad esperienza emotive simili al trauma originario anche se le esperienze sono del tutto diverse.
  • Le “difese” si attivano provocando spesso caos affettivo e dissociazioni dei propri stati emotivi poiché sono l’unico modo per sopravvivere a questi sensori. Ciò si ripete addirittura in analisi quando il paziente troppo sensibilizzato tende ad interpretare isolatamente una possibile ritraumatizzazione anche se il contesto e l’esperienza è del tutto differente e sicura; ma nel campo dell’intersoggettività c’è una relazione e un canale di apertura e alleanza che permette di lavorarci.
  • In psicoanalisi il trauma trova altri “significati di senso” ma anche  “relazionali” poiché spesso la paura viene esperita per esempio con l’allontanamento dal terapeuta o con altre modalità di sfida.

Vivendo tutto ciò con distacco e paura spesso si continuano a vivere questi sentimenti in solitudine ed estraniamento non affrontando la dinamica inter-soggettiva che invece ha attivato la difesa e cge può a lungo andare riparare in parte tale ferita e riattivare la continuità della propria esistenza. Il contesto terapeutico ha una sua cornice protettiva  ma anche una possibilità esperienziale differente e “ciò che non può essere discusso non può essere cambiato” e l’ indicibile  va compreso soprattutto all’interno di una relazione tutelata e protetta.

L’argomento è complesso e la terapia altrettanto.

Edvard_Munch_-_Melancholy_(1894)“Vivere oltre il trauma è un diritto di chi lo ha subito”.

Autore: Marialba Albisinni

Riferimenti bibliografici:

  • Clinica del trauma e della dissociazione -Philip M.Bromberg
  • L’ ombra dello Tsunami- Philip Bromberg
  • Trauma e esitenza umana – Robert Stolorow
  • I sabotatori interni – Francesco Gazzillo
Pubblicato in: ESISTENZA

Bulimici e Obesi immancabilmente Cleup


Bulimia obesità  NOVITA’

Recensione dell’ANDID

Recensione Fulvia Gabrieli

INTRODUZIONE
di Lucio Demetrio Regazzo

Il volume sviluppa diffusamente il tema della Bulimia e
dell’Obesità, sia essa metabolica che psicogena. Trattando queste
sindromi, non si può tuttavia evitare di volgere lo sguardo ad altri
Disturbi dell’Alimentazione, come l’Anoressia o gli Altrimenti Specificati. Continua a leggere “Bulimici e Obesi immancabilmente Cleup”

Pubblicato in: AUTOSTIMA, PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

La bulimia nervosa: il senso di vuoto si esprime nel corpo


picasso Gli studi clinici sulla bulimia concordano nel ritenere che l’autostima delle persone che soffrono di questo disturbo, oppure di persone obese, sia in qualche modo legata implicitamente e restrittivamente al peso e al corpo. Continua a leggere “La bulimia nervosa: il senso di vuoto si esprime nel corpo”

Pubblicato in: ANSIA

Ansia funzionale e disfunzionale, la sintomatologia, l’adattabilità, la regolazione


ansia munchL’ansia è una reazione universale ed è  caratterizzata da sintomi come tremore, sudore, palpitazione e incremento del ritmo cardiaco, è definita come uno “stato di tensione emotiva” (Funk e Wagnalals, 1963). Continua a leggere “Ansia funzionale e disfunzionale, la sintomatologia, l’adattabilità, la regolazione”