Pubblicato in: DEPRESSIONE, DEPRESSIONE E MALESSERE, DONNA

Attenzione alla depressione post-partum- La donna, la difficoltà materna: “spesso una difficile integrazione alla propria identità”.

SOLIDALE CON LA DONNA E LA FAMIGLIA DI OGGI
COME DONNA, MADRE E PROFESSIONISTA HO PARTICOLARMENTE A CUORE I DELICATI VISSUTI EMOTIVI SPESSO DI GRANDE SOLITUDINE E DI TANTA  INCOMPRENSIONE DELLA DONNA DI OGGI.

Oggi le problematiche della donna, durante il periodo neonatale, sono diverse e più sentite rispetto a quelle del passato.
Nel passato generazionale, la donna, dopo la nascita di un figlio era supportata dalla cosiddetta famiglia allargata, non aveva particolari aspirazioni di realizzazione al di fuori della famiglia, le sue energie erano concentrate sulla gestione della casa e dei figli.
Oggi, la situazione è notevolmente cambiata per vari motivi; primo fra tutti è il bisogno della donna di esprimere il proprio talento, di seguire le proprie ambizioni e di trovare una collocazione esistenziale/soggettiva e sociale che lo consenta.
Le difficoltà economiche che le giovani coppie devono affrontare per possedere una casa, raggiungere uno stato di benessere e vivere dignitosamente, spinge la donna a lavorare non solo per una realizzazione personale, ma, anche per contribuire insieme al compagno al raggiungimento di tale benessere, promotrice come persona di un degno benessere.

Il sostegno della famiglia di origine in passato era molto forte, attualmente per una maggior bisogno di confini tale aiuto viene a mancare. La donna, si ritrova insieme al proprio partner, a vivere un cambiamento atteso e desiderato nella propria vita, spesso con aspettative personali e sociali irrealistiche, in cui le energie fanno fatica a seguire diverse direzioni.
Desiderare un figlio e una propria famiglia rimane la realizzazione più grande della coppia ma a volte, a discapito, di un equilibrio raggiunto.

Il vissuto della donna necessità di una maggiore comprensione:

Il vissuto della donna nel periodo successivo alla nascita, è un vissuto particolare in cui c’è una grande ripercussione a livello emotivo. Oltre la grande gioia che accompagna l’unicità di tale evento, bisogna fare i conti con il recupero fisico della madre, concentrata ad adempiere le richieste del piccolo, impegnata a conoscerlo e immersa nella profonda relazione con lui e attraversa un cambiamento che ha a che fare con l’immagine di sè.
Le sue energie sono concentrate sulla cura del piccolo, spesso viene trascurato quella che è la cura di sé e la cura relazionale con il proprio partner, è uno spostamento di attenzione inevitabile.
Non è sempre così semplice, spesso non c’è gioia, ma solo grande frustrazione e non è facile incontrare comprensione dagli altri. Non è semplice, rinunciare o meglio “sospendere” in tale fase, “l’affermazione di Sé”, sospendere un equilibrio che probabilmente è stato raggiunto nella vita e ritrovare un nuovo equilibrio spesso non compreso e frustrante, ma ciò necessita di tempo.

La donna spesso vive un disagio, è tristemente non è riconosciuta nel suo impegno, nella sua unicità, nella persona di molteplice grandi capacità; è l’autostima viene inevitabilmente compromessa.
Diventare madre significa doversi adattare a enormi cambiamenti dal punto di vista fisico, emotivo e sociale; non solo, a soprattutto riconoscersi in un nuovo arricchimento esistenziale.

In particolare, la nascita del primo figlio, implica una revisione della propria identità, o meglio un’integrazione spesso inaspettata; la grande necessità e responsabilità di rispondere alle costanti richieste del neonato, spesso affannosa, spesso percepita inadeguata.
Da tale esperienza, consegue una forte emotività, non solo legato ad aspetti entusiastici ed estasianti che la nascita comporta, ma, bisogna fare i conti con il forte stress fisico ed emotivo legato al vissuto che la donna di oggi vive.

Abituata a vivere per se stessa, per la realizzazione del proprio Sè, la donna si rende conto, come il nuovo nato dipenda totalmente dal lei, i ritmi dell’allattamento al seno, l’interminabile routine del cambiare i pannolini, il tollerare gli aspetti temperali/comportamentali che il piccolo richiede (pianti, coliche, eventuali difficoltà di sonno e di alimentazione) è una realtà in cui la mamma arriva impreparata.
Il tutto, spesso in un contesto familiare poco attento ai cambiamenti, e poco tollerante con ciò che succede.
Va tenuto presente, infatti, come nella nostra cultura, sia diffusa l’idea che la gravidanza sia esclusivamente un momento gioioso e che una madre debba essere in qualche modo perfetta e sempre pronta a soddisfare le esigenze dei piccoli. Una credenza che si scontra con la realtà.
È’ piuttosto comune vedere immagini televisive di tenere madri sorridenti e serene con in braccio un bambino altrettanto tenero sorridente.
Queste immagini hanno una forte influenza sulla donna e spesso creano aspettative irrealistiche sulla gravidanza, sul parto e sulla maternità. Le madri che vivono aspettative molto forti e rappresentano e identificano a priori l’immagine della maternità con la sola gioia, possono sentire un senso di fallimento molto forte, il riscontro con la realtà e il faticoso ed inevitabile impegno, il senso di inadeguatezza, nei casi più gravi genera depressione.
E’ la voce della fatica delle donne, madri, che non nascondono i loro vissuti, che cercano comprensione e una modalità per vivere serenamente tale fase di crescita.
L’impossibilità di svolgere nei tempi prefissati attività semplici e quotidiane, come il mettere in ordine, il prendersi cura di sé, è frustrante soprattutto se si è tendenti al perfezionismo se si ha raggiunto un buon equilibrio affermativo di Sé. E’ facile che la donna si senta sopraffatta dalle molte richieste e aspettative esterne, con difficoltà di adattamento al nuovo ruolo di madre.

Nei casi più gravi: la depressione postnatale

Alcuni clinici e ricercatori descrivono le donne come sofferenti di depressione postnatale principalmente basandosi sul sintomo di umore triste o depresso. Per la diagnosi si fa riferimento alle categorie diagnostiche del DSM-IV (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, APA,1995).

La sintomatologia ricorrente riguarda l’incapacità della madre di dormire, difficoltà di concentrazione, instabilità e irritabilità dell’umore. Nei casi più gravi la donna sente un forte senso di fallimento che investe il suo ruolo di mamma, fino a mettere in discussione il suo senso d’identità e la sua autostima.

Il livello di ansia è elevato, ipervigile e focalizzato solo sul bambino, trascurando il proprio benessere.
Il rapporto nella coppia spesso è compromesso, le difficoltà già esistenti si aggravano, perché la donna percepisce scarso sostegno da parte del compagno, che a sua volta fa fatica ad adattarsi al cambiamento familiare.

Dal punto di vista clinico la maggior parte delle donne sviluppa i sintomi dalla depressione durante i primi tre mesi dopo il parto (Kumar e Robson, 1984; O’Hara, 1997), sebbene un secondo picco di insorgenza si possa osservare anche dopo sei o otto mesi dopo il parto.
Almeno una donna su dieci soffre di depressione postnatale, se una donna ha già vissuto di depressione postnatale, il rischio di soffrirne nuovamente nel caso di parti successivi aumenta in maniera significativa.
Le donne rimangono sintomatiche fino a ventiquattro mesi dopo la nascita del bambino. Secondo il modello di stress e coping (Lazarus e Folkman, 1984), lo stress nasce da un disequilibrio tra richieste e le risorse percepite, sia quelle personali sia quelle sociali.
Una delle risorse percepite può essere il sostegno sociale, che se inadeguato può accentuare le difficoltà. Tra le richieste percepite, può esservi invece l’accudimento del neonato. Secondo come la madre valuta i messaggi del bambino, potrà arrivare a sentirsi scarsamente competente e in seguito depressa (Jernberg, 1984).
Il tutto si complica, quando il bambino presenta un temperamento particolarmente difficile o bambini che non reagiscono allo scambio relazionale con la madre, per la difficoltà di quest’ultima, richiedendo particolare impegno energetico.

Il dato empirico porta a considerare che le attese della società verso le neo mamme siano molto forti, un 80% delle soluzioni sta principalmente nell’attuare dei cambiamenti sociali.

Fattori scatenanti
* Le pressioni sociali
* Il temperamento del neonato;
* Eventi stressanti del passato;
* Isolamento sociale; status sociale, giovane età;
* Conflitto di coppia;
* Credenze irrazionali; difficoltà interpersonali;
* Esperienze difficili con i propri genitori;
* Ansia durante la gravidanza.
* Scarso sostegno familiare

Aggiungerei

*VULNERABILITA’

*DIFFICOLTA’ BNELL’ACCUDIMENTO

*PAURA DEL CAMBIAMENTO
* SCARSO RICONOSCIMENTO
* PROBLEMATICHE LEGATE ALL’AREA DELLA PROPRIA IDENTITA’ MATERNA
* VISSUTO CON LA PROPRIA MADRE
* PERCEZIONE DI INADEGUATEZZA
* SCARSA COMPRENSIONE EMPATICA DEGLI ALTRI
* SCARSA COMPRENSIONE DEL PARTNER
* SCARSO AIUTO PRATICO
* SCARSO SOSTEGNO EMOTIVO
* DIFFICOLTA’ A RICONOSCERE LE PROPRIE RISORSE

La mancanza di una persona con cui confidarsi e confrontarsi, è risultata essere un fattore di rischio per la depressione post natale. Le donne più vulnerabili, credono di avere poco o nessun controllo sugli eventi della loro vita (locus of control esterno) e in questo caso, sono le distorsioni cognitive di questo tipo che occultano le risorse interne della donna.

Le conseguenze riguardano tre ambiti:
* Effetti a lungo termine sulla salute mentale della donna, caratterizzate da tensione, ansia, depressione rabbia e ostilità, affaticamento, confusione e disorientamento ed inattività in generale.
* Effetti sulla relazione madre-bambino, in cui è compromesso l’attaccamento del bambino con la madre, con forti ripercussioni sullo sviluppo del bambino.
* Effetti sulla relazione di coppia. Il rapporto di coppia è compromesso, manca il sostegno reciproco, a volte si esasperano problemi già esistenti prima della nascita del piccolo.
Quale tipo d’intervento psicologico potrebbe tutelare il benessere psico-fisico della donna, contribuendo a ridefinire e ristrutturare la propria identità?
Il dato reale è che le famiglie oggi sono lasciate sole, la donna poi lotta con l’impotenza di adempiere a tutto il da fare e non vive serenamente e come fonte di arricchimento il cambiamento che sta attraversando.

Durante il pre-parto, la preparazione è concentrata sul vivere serenamente il momento della gravidanza e del parto, ciò tutela questi due momenti fondamentali e delicati. L’aspetto del post parto è del tutto ignorata, in quanto la donna è lasciata emotivamente sola a vivere la sua nuova avventura.

Bisogna stare attenti, al senso di frustrazione che emerge quando la donna si scontra con la quotidianità, differente dall’aspettativa irrealistica creata nell’immaginario sociale. La difficoltà a ricostruire la propria identità in una dimensione aggiuntiva, spesso viene svuotata da un forte senso di frustrazione ed inadeguatezza.

Un maggior supporto sociale e psicologico per tutelare la salute della donna, aiuterebbe a fare i conti con ciò che sta avvenendo nel suo vissuto e smontare le aspettative fantasmatiche, ma la triste condizione precaria economica scoraggia la famiglia a chiedere supporti.
Il condividere un’esperienza di forte cambiamento, aiuterebbe la donna a ristrutturarsi e a riconoscersi come persona che nella sua unicità è riuscita a realizzare il passo indubbiamente più importante della vita che è quello di “generare la vita”, se pur con inevitabili difficoltà.

Riconoscendo e condividendo autenticamente gli sforzi energetici che si richiedono in questo delicato momento, renderebbero la donna più consapevole e gratificata a livello personale e sociale, e il suo significato esistenziale sarebbe riconosciuto.
Le aspettative irrealistiche verrebbero smantellate, e ci si concentrerebbe su fattori realmente sentiti, l’amore per il piccolo nato e la consapevolezza delle difficoltà concretamente incontrate. Tutti fattori aggiuntivi e costruttivi per la ridefinizione della propria identità e una maggiore coesione per il proprio Sé. L’ intervento psicodinamico aiuta a comprendere il blocco di crescita e di sofferenza attivato in questa fase in un clima terapeutico protetto dalla comprensione empatica.

E’ fondamentale non sottovalutare il significato soggettivo che ogni donna vive e il dovere di stare bene e contribuire alla crescita sana del proprio bambino.

La consapevolezza delle difficoltà che concretamente si incontrano danno la possibilità di gestirle in una prospettiva più serena e di godere maggiormente la gioia di questo evento ma soprattutto di vivere tale combiamento come arricchente per la propria identità ma ciò spesso implica supporto ed  elaborazione dei propri vissuti emotivi e di ciò che ostacola il senso di vivere la meternità col dovere di viverla con serenità.

Autore: Marialba Albisinni

NOTA

In sintonia col pensiero di Jessica Benjamin (da Menti che si incontrano, Lewis Aron)
“La madre è il primo oggetto d’amore del bambino,e, più tardi, oggetto di desiderio. E’ lei che provvede, dialoga, accudisce, sostiene nelle emergenze; è altro significativo, interlocutore empatico, specchio. E’ anche una presenza sicura da cui ci si può allontanare, che impone dei limiti, una frustrazione ottimale, un’alterità esterna reale. E’ realtà esterna, ma solo occasionalmente viene vista come altro soggetto, con obiettivi che non siano il suo vivere in funzione del proprio bambino.
La Benjamin sostiene che il bambino deve arrivare al riconoscimento della madre come “altra separata da sè”, con il suo mondo interno, con le sue esperienze, dotata di un proprio centro di iniziativa, e agente del proprio desiderio.
CIO’ E’ UNA CONQUISTA EVOLUTIVA che si consolida col tempo probabilmente se ci sono i precedenti presupposti

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Autore:

Ci sono persone che non smetteranno mai di cercarsi, di comprendersi più a fondo di quanto generalmente l'uomo sopporti, che insistono per riconoscere anche la loro esistenza, e quella di altri, in privato, in silenzio, con la propria voce, nel rispetto di sè e della diversità... io sono una di quelle e generalmente chi cerca me è mio affine ed io lo accolgo.

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