La psicoterapia come possibilità di ri-organizzarsi emotivamente

La psicoterapia nella prospettiva psicoanalitica/intersoggettiva

Partiamo dal presupposto di come le relazioni della prima infanzia influenzano i nostri modi di “organizzarci emotivamente” ma strutturano anche il modo di rappresentarci e rappresentare gli altri formando “credenze inconsce” che influiscono su se stessi e le relazioni.

Gli studi scientifici dimostrano che esiste una “memoria emotiva” molto potente che agisce in base a ciò che è stata l’esperienza passata; si strutturano modalità di aspettativa, pregiudizi, meccanismi di difesa che influiscono sulla nostra personalità e il nostro equilibrio emotivo.

Vediamo cosa accade nello specifico:

Nella prima infanzia i modelli esperienziali che abbiamo interiorizzato si organizzano come “aspettativa” di sequenze di scambi reciproci e vengono associati a stili autoregolatori.  Vi è  sempre un’influenza reciproca in cui ogni persona influente dà un proprio contributo allo scambio in corso e quindi ad una co-costruzione facilitate o ostacolante per le esperienze successive in cui può regnare la fiducia e il senso di sicurezza oppure, all’opposto la sfiducia e l”ansia.

Tali esperienze influiscono sul modo di approcciarsi al mondo, alle relazioni e all’immagine positiva o negativa di sé. Spesso ci si sente emotivamente destabilizzati.

Nell’interazione terapeutica/analitica si attiva oltre ad lavoro di introspezione interattiva col terapeuta sulla propria storia personale, un processo di ri- organizzazione emotiva  che consiste nella creazione, nell’elaborazione di come certe tematiche o life motiv caratteristici per ogni persona, influiscano in modo ostacolante o facilitante nella vita presente.

Facciamo alcuni esempi:

  • Se una figura affettiva di riferimento, mi ha umiliato è facile che si strutturi la convinzione “io non valgo”,ansia, senso di inadeguatezza, o sintomatolegie distruttive possono prendere il sopravvento;
  • Se sono stato abbandonato da una figura di riferimento affettiva è facile che si strutturi la convinzione “ho paura di essere lasciato” quindi controllo l’altro in maniera eccessiva rovinando larelazione e allertandomi in maniera spropositata ed eccessiva;
  • Se sono stato trascurato rispetto i miei fratelli è facile che si strutturi la convinzione, non solo “io confrontarmi con gli altri, ma probabilmente vado a confermare o scegliere persone che mi confermino che valgo meno di loro”;
  • Se mi sono occupato dell’emotività di una figura di riferimento affettiva es. diuna madre depressa sin da bambino, è facile che si strutturi la convinzione “io devo occuparmi degli altri” e al contempo il rischio è che mi dimentico di me, allertando da una parte il sistema emotivo equindi ansia eccessiva, dall’altra hodifficoltà a contattarmi e quindi a realizzare la mia persona in sicurezza.

Le possibilità elencate sono esempi non regole, di ciò che può sabotare il benessere emotivo e realizzativo di una persona. Ognuno di noi è richiamato a lavorare responsibilmente sulla propria vita emotiva.

Comprendere, in un lavoro di alleanza e complicità le “tematiche” ricorsive e ripetitive che ostacolano le relazioni o il buon vivere del paziente, aiuta le persone non solo ad accogliere il loro modo di essersi organizzati ma anche a cercare “nuove modalità organizzative” se è ciò che desiderano, non per dimenticare il dolore ma per alleviarlo e permettersi anche altro. L’intento della psicoterapia è giungere un po’ meglio a stare bene ma ciò include una maggior conoscenza di sé, della propria storia,  delle rigidità ma anche delle possibilità di riorganizzarsi emotivamente in maniera più consona alla propria persona. E’ importante farlo in un luogo sicuro, con una persona professionale di fiducia.

La sintonizzazione e l’alleanza col terapeuta è la chiave della comprensione. Nessuna terapia può funzionare se il terapeuta non si predispone a comprendere e sintonizzarsi con l’emotività del paziente ma anche se se il paziente pone resistenza verso la possibilità di essere aiutato con fiducia.

L’interazione analitica modifica gradualmente il processo di auotoregolazione. Il paziente diviene capace di sentirsi vivo, di pensare , anticipare, calmarsi senza ricorrere per esempio a droghe e alcol ma con l’aiuto di un professionista.

In questa direzione il modello mutuo-autoregolativo della Beebe e Lachman offre una spiegazione di come un processo di co-costruzione verbale e non verbale, di sintonizzazione influenzano la possibilità di autoregolazione emotiva. La costruzione dei processi relazionali e dei processi interni si influenzano a loro volta perché i processi diadici tra madre e bambino, tra paziente e analista riorganizzano i processi interni e i processi relazionali del qui ed ora.

A cura di Marialba Albisinni

Psicologa, psicoterapeuta or. Psicoanalitico

http://www.psicoterapiaeconsulenza.com

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