Pubblicato in: PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Psicoterapia e Psicoanalisi- La Psicologia del Sè

Heinz kohut

Dalla cura psicoanalitica di Heinz Kohut: <<L’esperienza mi ha insegnato come sia errato guidare il paziente all’analisi di traumi precoci>>

“IL PUNTO CRUCIALE DELLO SVILUPPO SUCCESSIVO, QUANDO PER LA SECONDA VOLTA IL SE’ HA RICERCATO QUELLE RISPOSTE “DA PERSONE REALI ” (o esperienze) CHE AVREBBERO RAFFORZATO LA SUA COESIONE, VIENE RIVISSUTO NELLE DECISIVE TRASLAZIONI CHE HANNO LUOGO IN ANALISI ed

I PROCESSI COSI’ RIAVVIATI DETERMINERANNO LA FORMAZIONE DI UN SE’ STRUTTURALMENTE COMPLETO E COESO”.

Heinz Kohut, 1984

Cos’è la psicologia del Sé

“E’ fondamentalmente una nuova esperienza relazionale, per cui le traslazioni tra terapeuta  e paziente assumono un significato trasformativo”.

La psicologia del Sé è legata al nome di Heinz Kohut, psicoanalista che dopo un lungo e geniale lavoro, ha ampliato  i principi terapeutici della psicoanalisi classica freudiana strutturando poi una nuova teoria della mente. La motivazione fondamentale dell’uomo secondo tale orientamento clinico è la “realizzazione del proprio Sé” inteso come centro di iniziativa vitale e ciò può avvenire solo se ci si sente coesi, ben integrati con se stessi e radicati nel mondo, se si tollerano le oscillazioni dei propri stati senza precitare del tutto; e si comincia a sentire con gioia le proprie realizzazioni; ma non è affatto scontato raggiungere tale stato.

Kohut si discosta dalla teoria freudiana, solo dopo averla conosciuta bene, dopo averla praticata, dopo aver sperimentato l’utilità empatica nei confronti delle persone che seguiva, dopo aver riflettuto sui processi traslativi inconsci riattivati nella relazione terapeutica, fino ad aver straordinariamente realizzato una teoria della mente, direi molto ambiziosa ma anche funzionale con la maggior parte delle persone.Come professionista e clinico credo che nulla venga lasciato al caso e che ogni teoria della mente abbia la sua funzionalità nella clinica, se comprensa bene, l’integrazione di ciò che funziona,  (inclusi alcuni concetti clinici della   teoria freudiana) diviene un grande arricchimento.

La teoria di Kohut parte, ma gradualmente si allontana dal “sistema di istinti motivazionali” che a mio parere hanno la loro importanza nella conoscenza dell’uomo,  e viene raffinata in termini relazionali;  è fondamentale   la risposta terapeutica  ai “processi traslativi” inevitabili nella  relazione (idealizzazione, rispecchiamento speculare, gemellarità).Tutto ciò crea attaccamento e una sicura base relazionale indispensabile per un buon lavoro clinico ma al contempo una trasformazione ristrutturante di organizzarsi e relazionarsi. Il senso di angoscia pian piano lascia il posto ad una regolazione emotiva più calma e meno allertante e il senso di vuoto o il senso di grandiosità tipico delle persone con disturbi narcisistici di personalità lascia il posto a mete ed ideali più realistici.

La persona viene aiutata a dare un senso ai propri principi, valori, talenti e ambizioni  “è un sé che si ri-vitalizza nella dimensione  più consona al personale  disegno di vita” ma non è affatto semplice.

I processi traslativi che si ri-attivano nella relazione terapeutica, le inevitabili e autentiche “rotture” (chiamate da Kohut “frustrazioni ottimali” non traumatiche), le attente riparazioni  permettono   una nuova possibilità di  riattivare bisogni poco compresi; di sperimentare e interiorizzare una nuova esperienza e un nuovo modo di organizzarla.

L’empatia

Nel contesto terapeutico, la vicinanza con l’altro è frutto della “comprensione empatica”. Tale comprensione facilita il modo di cogliere le informazione e di immergersi in modo prolungato e costante nell’esperienza interiore dell’altro e di condividerla secondo la sua prospettiva.

L’approccio “empatico”,  è uno degli  strumenti relazionali che porta al cambiamento. Kohut, afferma che paziente e terapeuta sono in interazione e l’analista non è un semplice osservatore ma è dentro l’interazione stessa, l’analista non è una persona su cui il paziente proietta i suoi vissuti, ma è immedesimato nel mondo dell’altro,nella sua esperienza e nel suo vissuto. Tuttavia secondo la prospettiva inter-soggettivista  è importante “differenziare” la propria esperienza da quello dell’altro.

Sintomatologia e di-sequilibrio

“Il coraggio per Kohut si può definire come la capacità di sfidare la morte intesa come distruzione della propria persona;  la capacità di tollerare la distruzione piuttosto che tradire il nucleo del proprio essere psichico”.

Kohut elabora tale teoria per i disturbi narcisistici di personalità il cui equilibrio  viene messo in discussione continuamente e la vulnerabilità alle ferite personali provocano una immane sofferenza. In particolar modo Kohut si è occupato di pazienti definiti “non analizzabili” poiché molto difficili e resistenti a richiedere l’aiuto stesso perchè spesso provavano un profondo senso di vergogna o grandiosità che ingombra la loro vita. La sua teorizzazione e la comprensione per queste persone ha permesso di comprendere una teoria della mente tesa a immergersi empaticamente nelle traslazioni in atto nella relazione stessa ed a comprenderle.

L’innovazione teorica e clinica ha permesso non solo di trattare  persone cosiddette narcisistiche (narcisismo non sano) o meglio persone con disturbi dell’equilibrio narcisistico ma soprattutto  di trasformare” attraverso una delicata relazione, alcune forme prorompenti e difficilmente gestibili delle loro reattività.  La rabbia, il senso di vuoto e di frammentazione, l’arroganza, la grandiosità, l’esibizionismo rappresentano alcuni esempi. La tendenza di queste persone è  di essere talmente centrali con i loro incompresi bisogni che il risultato coincide con la difficoltà poi a comprendersi  e a comprendere l’altro perché ostentatamente centrati sui dei bisogni prorompenti e arcaici.

Altre sintomatologie

A volte il disagio si esprime con una forte somatizzazione; l’utilità di tale clinica è riscontrata anche con la terrorizzante intesa come paura di frammentazione. Ne sono un esempio i “disturbi d’ansia vicini al panico”; Il senso di vuoto e la sofferenza di non sentire il senso della propria esistenza è tipico nei disturbi bulimici o anoressici. Oggi tale teoria è applicata anche ai Disturbi dissociativi.Nei disturbi depressivi la vulnerabilità è  forte per cui è importante avviare  attraverso la relazione e la comprensione la struttura stessa della personalità che passa attraverso la conoscenza di sè con l’altro.

La trasformazione di forze narcisistiche arcaiche in forme più mature

La “trasformazione di queste forze arcaiche narcisistiche” in altre forme più sane, mature  e produttive permettono a queste persone di vivere in maniera meno rabbiosa o esibizionistica; a  stabilire un equilibrio psichico:  la creatività, l’empatia, la saggezza, l’umorismo, la capacità di accettare la propria caducità ( accettare la finitezza alla vita in una dimensione cosmica e in un tranquillo orgoglio) sono forze importanti che si dirigono verso una maturità di modi di essere più costruttive anziché distruttive.

Il contatto con altre prospettive

Oggi, con Joseph Lichtenberg e il suo studio empirico dei sistemi motivazionali, gli studi sull’infant reserch (studi dell’infanzia rapportati alla terapia dell’adulto), l’ampliamento dell’intersoggettività della Benjamin da una parte (riconoscimento di due soggettività diverse) e di Storolow e Atwood dall’altra (con l’analisi dei principi inconsci organizzatori e il riconosciemnto di soggettività differenti),  l’importanza dei processi consci e inconsci della mente legati fortemente al sistema relazionale affettivo ha ampliato il campo  della conoscenza.

Termine dell’analisi

Nella concezione della psicologia del sé il termine dell’analisi può dirsi raggiunto quando sia stata conseguita in un settore del Sé la continuità e il raccordo tra il polo delle ambizioni, l’autostima, e quello degli ideali e questa continuità abbia dato luogo alla promozione e alla realizzazione di attività intraprese con gioia.
Questo non necessariamente avviene colmando la carenza primaria, ma favorendo la riabilitazione delle strutture compensatorie. Si determina così un circuito positivo tra l’esercizio delle proprie abilità e la progressiva maggiore coesione del Sé.

Il dialogo, integrato da più filoni di pensiero clinico è orientato a  comprendere e migliorare l’esistenza dell’uomo nella sua soggettività relazionale (intersoggettività) ma anche istintuale.

La psicologia del Sé nel mio lavoro è integrata con la vasta conoscenza della psicoanalisi relazionale (in termini di mutualità)  e la prospettiva intersoggettiva (intesa come interazione tra due soggettività che si incontrano con un diverso modo di organizzare la propria esperienza, esplorazione delle dinamiche inconsce). Non tralascio mai l’importanza clinica di autorevole psicoanalisti, come Freud, Klein, Bion ecc. Emerge una maggiore conoscenza di sè  e una nuova possibilità di ri-organizzarsi in termini di  mutua regolazione affettiva tra sè e l’altro.

Autore: Marialba Albisinni

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Ci sono persone che non smetteranno mai di cercarsi, di comprendersi più a fondo di quanto generalmente l'uomo sopporti, che insistono per riconoscere anche la loro esistenza, e quella di altri, in privato, in silenzio, con la propria voce, nel rispetto di sè e della diversità... io sono una di quelle e generalmente chi cerca me è mio affine ed io lo accolgo.

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