Categoria: DOTTORESSA MARIALBA ALBISINNI, PSICOLOGA CIAMPINO

Conoscersi per perseguirsi


Una piccola riflessione sul perchè è importante seguire un percorso con noi stessi in psicoterapia

Il processo di conoscenza di sé è importante per ogni essere umano, ma non tutti sono disposti ad incamminarsi autenticamente e introspettivamente con la parte di sé più intima e profonda. Tale processo comincia sin dalla nostra nascita e comincia dal rispecchiamento empatico  o  non empatico che gli adulti hanno su di noi. Diveniamo i bambini che dipendono dallo sguardo dell’altro e quindi se lo sguardo non è gentile rischiamo di intrappolarci nella rabbia, nella malattia, nella non esistenza.

Poi cresciamo e i dubbi ci assalgono. Per fortuna a volte sentiamo che non siamo esattamente ciò che gli altri ci hanno fatto credere oppure si, sentiamo che qualcosa non va, e che qualcos’altro vuole liberarsi ed irrompere nella progettualità personale; allora se troviamo un po’ di fiducia cominciamo a lottare per un nostro senso di giustizia e di esistenza per la nostra vita. Se ci va bene cominciamo a ri-cercarci, se va male c’è un blocco che certo può essere sciolto se non troppo cronicizzato. Non conviene mai aspettare quando assale la confusione, questo è il momento per farsi aiutare.

Il cambiamento o meglio la crescita e la scoperta meravigliosa dentro di sé comincia quando ce lo consentiamo. Gli ostacoli saranno sempre gli stessi, le persone che ci hanno segnato negativamente la vita, forse saremo costretti a frequentarli oppure no, ma nonostante tutto ed è qui il difficile  processo di individuazione è necessario il sano distacco, il giusto confine tra me e l’altro che mi fa male. E’ giusto trovare un ampio spazio seppur all’inizio è spesso identificabile con il vuoto da cui partire per permettersi di scegliere i nostri colori. Non importa cosa ne uscirà, sarà qualcosa che riguarderà te stesso, al di là dello sguardo dell’altro perché senza di te non puoi vivere veramente per questo sei importante.

La consapevolezza comincia più o meno a lavorare in adolescenza e qui comincia un processo di accettazione tolleranza e voglia di migliorarsi o paura di bloccarsi ma anche di crescere. Spesso è proprio qui che può avvenire l’arresto e noi possiamo aiutare gli adolescenti a capire la loro confusione e poi i giovani adulti accompagnarli verso chi vogliono “essere”.

Da adulti dovremmo più o meno sapere chi siamo, consolidiamo tutte le nostre esperienze, i nostri valori, la nostra realizzazione e anche se lo dimentichiamo dovremmo ricordarcelo, riconoscerci per rintracciare le nostre sicurezze interiori e profonde. Se siamo adulti e non siamo ancora soddisfatti significa che ci siamo messi poco in discussione e abbiamo capito poco di quanto avremmo dovuto.

Poi capita che muore proprio quella persona che credeva di più in noi… possiamo perderci o possiamo nuovamente metterci in contatto oltre che col dolore, con noi stessi e ricordarci che siamo in parte ciò che l’altro amava e sicuramente qualcosa in più ma è necessario scoprirsi.

Nessuna vita è mai banale perché ogni essere umano è complesso.Prima o poi i più tenaci seppur con paura intraprenderanno il loro cammino.

Alcune persone sono curiose, ad altre tale percorso spaventa, eppure è così  rivelatorio e sorprendente scoprire come ci siamo organizzati psichicamente  adattandoci a modo nostro alla sofferenza e alle prove della vita ma ancor di più sorprenderà  capire chi vogliamo divenire anche se fino a qual momento non lo abbiamo mai visto o addirittura contemplato. La psicoterapia (psicoanalitica) e il terapeuta che sceglierete avranno un ruolo determinante per il vostro cammino, poichè non sarete soli, sarà tutto più interessante.

Marialba Albisinni, psicologa e psicoterapeuta a Ciampino

Ricevo a Ciampino (RM)

e a San Cesareo (RM)

#PsicologaCiampino

L’importanza dei legami affettivi


Ognuno di noi ha un “comportamento di attaccamento” verso la persona di cui sente il bisogno di vicinanza. L’attaccamento duraturo si traduce in un “legame di attaccamento” che implica una selezione poiché è riservata a pochissimi individui.

La funzione che viene attribuita alle persone scelte è quella della “protezione”, di un “senso di sicurezza” e “conforto”, solitamente un genitore, un partner, una figura di riferimento. Questo tipo di legame a lungo andare crea “senso di sicurezza”, “fiducia” e “conforto”.

Se la relazione è gratificante, c’è gioia e senso di sicurezza ma se è minacciata c’è gelosia, angoscia e rabbia. Se viene interrotta irrompe l’angoscia e il dolore.

Tuttavia per comprendere più a fondo le nostre relazione sane o disfunzionali dobbiamo sempre fare un salto in quella dimensione in cui è stata vissuta la nostra infanzia piena di relazioni significative, per i più fortunati tali relazioni sono state tendenzialmente rassicuranti, per altre persone purtroppo più instabili, ansiogene, invadenti, o persino traumatizzanti.

Questo dato esperienziale farà la differenza nella nostra organizzazione emotiva e nella nostra possibilità di scegliere o meno persone simili solo a ciò che conosciamo e a ciò che in passato ha strutturato un legame.

Se per esempio il legame di attaccamento con la figura di riferimento è stato sicuro, rassicurante tendenzialmente noi tenderemo a scegliere questa tipologia di persone e saremo più appagati dalle relazioni.

Se la figura di riferimento ci ha caricato per es. di ansia, sovraccaricandoci e noi ce ne siamo presi in qualche modo cura, probabilmente tenderemo a scegliere persone di cui occuparci ma di cui non sapremo prendere nulla, poiché il legame affettivo è instaurato attraverso la cura unidirezionale dell’altro “bisognoso”.

Lo stesso discorso vale se la nostra figura di riferimento è stata problematica o depressa, noi ci organizziamo per accudirla e così ci ritroviamo, da grandi, in relazioni per cui il legame affettivo segue lo schema “io ti curo” ma “non chiedo nulla” poiché non lo so fare, oppure se lo faccio destabilizzo il mio schema organizzativo che ha che fare con l’idea dell’amore.

Altro caso è per es. se io ho avuto un genitore freddo e distaccato emotivamente da me, non rispondente ai miei bisogni, tenderò ad avere un legame di distanza anche con gli altri.

Lo stesso vale per le relazioni maltrattanti, si sviluppa l’idea che il legame affettivo equivale ad essere umiliato o maltrattato e quindi gli schemi si ripetono all’infinito fino a che mi accorgo che sono infelice e inappagata.

I legami affettivi sono importanti per la salute mentale di tutti noi, abbiam bisogno di trovare il nostro posto sicuro anche nelle relazioni, la consapevolezza aiuta a comprendere quanto si è incastrati in relazioni disfunzionali e malsane; esplorare la storia personale ci aiuta a capire i meccanismi reiteranti in cui ci siamo adagiati. Poiché il percorso della vita di ognuno di noi ci obbliga spesso a vivere esperienze spiacevoli, quali perdite, ingiustizie, malattie etc. abbiam bisogno di avere un nostro posto sicuro in cui possiamo chiedere, essere confortati, sostenuti e capiti quando è necessario. L’essere umano ha bisogno di scegliere benessere, poiché il malessere transitorio inevitabilmente arriva, ma spesso è necessario lavorare tanto con se stessi per capirlo e seguire un percorso di vita più sano.

Marialba Albisinni, psicologa, psicoterapeuta

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Riceve a Ciampino (RM) – San Cesareo (RM) – Consulenze e Psicoterapie Online

Semplificando il lavoro con se stessi sulla “Psicoterapia Psiconalitica”


La psicoterapia psicoanalitica accompagna le persone a rivisitare il passato per permetterli di vivere meglio il loro presente, trovare direzione più coerente con ciò che si è … a sentirsi più sereni con la propria molteplicità nel contatto con gli altri e nel mondo.

Durante il percorso ci si alleggerisce, nella mia esperienza da terapeuta ho capito che le persone stanno meglio quando entrano gradualmente in contatto con se stessi e ciò che le circonda in una prospettiva diversa. Tutto questo implica molta disponibilità ad aprirsi con rispetto verso il profondo emotivo:

un po’ bisogna imparare a comprendersi, un po’ a perdonarsi, e poi lavorare per un benessere diverso “nel presente dell’opportunità”.

Non è un lavoro facile nemmeno quando si è accompagnati dal terapeuta esperto, questo perché sono coinvolti diversi processi emotivi, a volte  bloccati, a volte anestetizzati, a volte  eccessivamente coinvolgenti e sovrastanti. In ogni caso tale componente emotiva  non permette di sentire stabilità, equilibrio, consapevolezza e vitalità.

E’ importante entrare in contatto con tale complessità e farlo con il rispetto dei tempi emotivi, con il rispetto di ciò che si è disposti a stare a contatto, e per ultimo con quale responsabilità si è disposti a crescere, evolversi in un cambiamento più funzionale e fiducioso in quanto esseri umani fallibili ma anche perdonabili con una forza evolutiva che probabilmente dovremmo ricontattare.  

Marialba Albisinni

L’ adolescente nel cambiamento – 1


da La mente adolescente – Daniel Siegel

L’ adolescenza non è semplicemente una fase da superare, è un periodo della vita da valorizzare in modo adeguato. Il cervello acquisisce altre funzioni, tende ad elaborare soluzioni originali e più autonome. Con l’adolescenza comincia a svilupparsi la consapevolezza di sé, le capacità di pensiero e l’introspezione. Il pensiero diviene più concettuale e creativo. Gli studi dimostrano che a livello cerebrale avviene addirittura una potatura di alcune connessioni neurologiche che permettono la selezione e la stimolazione di altre connessioni e del funzionamento cerebrale che si avvia verso un mportante cambiamento. Occhio quindi alle sostanze e alle relazioni tossiche, allo stress che possono influire indelebilmente sulla nuova struttura cerebrale che si sta formando. Le emozioni poi hanno bisogno di essere riconosciute, accolte e sì anche gestite… ma i ragazzi hanno bisogno di noi adulti per imparare a farlo. Tempo al tempo… questo processo di cambiamento è un valore aggiunto in cui vanno valorizzate le nuove abilità e il nuovo modo di vedersi, di sperimentarsi più confusi ma più autonomi. Si tende giustamente a ricercare esperienze di gratificazione, i livelli di dopamina crescono di conseguenza anche la necessità di appagamento, ecco perché a scuola subentra spesso noia e disinteresse, il vostro cervello è in fase diciamo di potatura, alimentatelo bene ma non mollate pian piano capirete chi volete divenire. C’è tempo per crescere, l’età adolescenziale va dai 12 anni ai 24-25 va vissuta pienamente con la giusta attenzione.
Trattate bene il vostro cervello, le vostre emozioni e anche il corpo, la psiche e le relazioni ne gioveranno.

La psicoterapia come possibilità di ri-organizzarsi emotivamente


La psicoterapia nella prospettiva psicoanalitica/intersoggettiva

Partiamo dal presupposto di come le relazioni della prima infanzia influenzano i nostri modi di “organizzarci emotivamente” ma strutturano anche il modo di rappresentarci e rappresentare gli altri formando “credenze inconsce” che influiscono su se stessi e le relazioni.

Gli studi scientifici dimostrano che esiste una “memoria emotiva” molto potente che agisce in base a ciò che è stata l’esperienza passata; si strutturano modalità di aspettativa, pregiudizi, meccanismi di difesa che influiscono sulla nostra personalità e il nostro equilibrio emotivo.

Vediamo cosa accade nello specifico:

Nella prima infanzia i modelli esperienziali che abbiamo interiorizzato si organizzano come “aspettativa” di sequenze di scambi reciproci e vengono associati a stili autoregolatori.  Vi è  sempre un’influenza reciproca in cui ogni persona influente dà un proprio contributo allo scambio in corso e quindi ad una co-costruzione facilitate o ostacolante per le esperienze successive in cui può regnare la fiducia e il senso di sicurezza oppure, all’opposto la sfiducia e l”ansia.

Tali esperienze influiscono sul modo di approcciarsi al mondo, alle relazioni e all’immagine positiva o negativa di sé. Spesso ci si sente emotivamente destabilizzati.

Nell’interazione terapeutica/analitica si attiva oltre ad lavoro di introspezione interattiva col terapeuta sulla propria storia personale, un processo di ri- organizzazione emotiva  che consiste nella creazione, nell’elaborazione di come certe tematiche o life motiv caratteristici per ogni persona, influiscano in modo ostacolante o facilitante nella vita presente.

Facciamo alcuni esempi:

  • Se una figura affettiva di riferimento, mi ha umiliato è facile che si strutturi la convinzione “io non valgo”,ansia, senso di inadeguatezza, o sintomatolegie distruttive possono prendere il sopravvento;
  • Se sono stato abbandonato da una figura di riferimento affettiva è facile che si strutturi la convinzione “ho paura di essere lasciato” quindi controllo l’altro in maniera eccessiva rovinando larelazione e allertandomi in maniera spropositata ed eccessiva;
  • Se sono stato trascurato rispetto i miei fratelli è facile che si strutturi la convinzione, non solo “io confrontarmi con gli altri, ma probabilmente vado a confermare o scegliere persone che mi confermino che valgo meno di loro”;
  • Se mi sono occupato dell’emotività di una figura di riferimento affettiva es. diuna madre depressa sin da bambino, è facile che si strutturi la convinzione “io devo occuparmi degli altri” e al contempo il rischio è che mi dimentico di me, allertando da una parte il sistema emotivo equindi ansia eccessiva, dall’altra hodifficoltà a contattarmi e quindi a realizzare la mia persona in sicurezza.

Le possibilità elencate sono esempi non regole, di ciò che può sabotare il benessere emotivo e realizzativo di una persona. Ognuno di noi è richiamato a lavorare responsibilmente sulla propria vita emotiva.

Comprendere, in un lavoro di alleanza e complicità le “tematiche” ricorsive e ripetitive che ostacolano le relazioni o il buon vivere del paziente, aiuta le persone non solo ad accogliere il loro modo di essersi organizzati ma anche a cercare “nuove modalità organizzative” se è ciò che desiderano, non per dimenticare il dolore ma per alleviarlo e permettersi anche altro. L’intento della psicoterapia è giungere un po’ meglio a stare bene ma ciò include una maggior conoscenza di sé, della propria storia,  delle rigidità ma anche delle possibilità di riorganizzarsi emotivamente in maniera più consona alla propria persona. E’ importante farlo in un luogo sicuro, con una persona professionale di fiducia.

La sintonizzazione e l’alleanza col terapeuta è la chiave della comprensione. Nessuna terapia può funzionare se il terapeuta non si predispone a comprendere e sintonizzarsi con l’emotività del paziente ma anche se se il paziente pone resistenza verso la possibilità di essere aiutato con fiducia.

L’interazione analitica modifica gradualmente il processo di auotoregolazione. Il paziente diviene capace di sentirsi vivo, di pensare , anticipare, calmarsi senza ricorrere per esempio a droghe e alcol ma con l’aiuto di un professionista.

In questa direzione il modello mutuo-autoregolativo della Beebe e Lachman offre una spiegazione di come un processo di co-costruzione verbale e non verbale, di sintonizzazione influenzano la possibilità di autoregolazione emotiva. La costruzione dei processi relazionali e dei processi interni si influenzano a loro volta perché i processi diadici tra madre e bambino, tra paziente e analista riorganizzano i processi interni e i processi relazionali del qui ed ora.

A cura di Marialba Albisinni

Psicologa, psicoterapeuta or. Psicoanalitico

http://www.psicoterapiaeconsulenza.com